#1 Guerra

Pioveva. I loro numerosi passi battevano sul pavimento di pietra della piazza deserta; si radunarono dietro un’enorme statua di marmo la cui testa, bruciando ancora visibilmente, dava l’impressione di essere stata fatta esplodere da poco. L’incisione alla sua base recitava: Druddigon, protettore di questa città.
« Che cosa facciamo, Drayden? Seguono i nostri movimenti, potrebbero essere qui da un momento all’altro… » domandò una donna, agitata. L’uomo chiamato Drayden, il più anziano del gruppo, sollevò una mano in un cenno rassicurante.
« Calmati, Rhona ».
Nonostante i suoi quattro compagni indossassero abiti leggeri, adatti al combattimento, lui vestiva di tutto punto. I pantaloni gessati erano bruciacchiati qua e là, la camicia tenuta su da due bretelle presentava qualche taglio e la scriminatura dei capelli aveva bisogno di una sistemata, ma bastava uno sguardo per capire che era lui quello che comandava.
« Dobbiamo resistere ancora per poco. Raggiungeremo la pattuglia a est, che ci garantirà un po’ di tempo ».
« E poi cosa faremo? »
« Combatteremo » rispose Drayden. « Rhona, Hugo, Kim, Denae. Insieme a me, formate un team di Trainer qualificati ».
« Tu sei un po’ più di un Trainer, Drayden » intervenne Hugo, sorridendo.
« Ciò che conta… » riprese Drayden, « è che le loro reclute non sono dei Trainer. Hanno imparato a maneggiare i Pokémon illegalmente, il che da un lato li rende più spietati, ma dall’altro meno abili ».
« Ma finora… Hanno fatto valere sin troppo bene la loro superiorità numerica ».
« Ce la faremo. Ora muoviamoci ».
Piccoli lampi esplodevano in lontananza, mischiandosi al rumore della pioggia che continuava a scrosciare senza fine. I cinque si allontanarono dalla cupa piazza a passo veloce, accostandosi alle altissime mura di pietra che si erigevano a guardia della città.
« Sta per ricominciare. Tenetevi pronti » annunciò Drayden, in testa alla fila.
« Ci fidiamo di te, Dray ». Hugo sorrise ancora. Era un omone sulla trentina d’anni con una voce profonda e rassicurante, il più alto del gruppo. Vestiva completamente di nero: gli stivali, il lunghissimo cappotto che arrivava a sfiorare terra e il berretto che teneva al sicuro dalla pioggia i corti capelli biondi presentavano, al pari di Drayden, i freschi segni della battaglia in corso.
« Ti copriamo le spalle ». Rhona, Kim e Denae chiudevano la fila. Insieme ad Hugo, erano state le allieve predilette di Drayden sin da quando avevano passato l’esame per diventare Trainer, molti anni prima.
« Ci seguono » disse ad un tratto Drayden.
« Cosa? Come hai fatto a capirlo? » domandò Hugo, sconcertato.
« Ci stanno osservando » ripeté l’altro.
« E va bene ».
Oltrepassarono gli scheletri fumanti di abitazioni distrutte, alberi sradicati e tende per i feriti. Nella foschia, alcuni volontari aiutavano a raccogliere i corpi dei caduti.
« Sigilyph ». Con un gesto quasi casuale, Hugo fece ruotare nell’aria una piccola sfera rossa e bianca: in un lampo, dalla Poké Ball venne fuori una creatura dalla forma altrettanto sferica con due piccoli, lucenti occhi blu e tre escrescenze lungo il corpo, che fungevano da ali. Il Pokémon di nome Sigilyph stridette nella nebbia, e, sembrando rispondere ad un muto ordine del suo allenatore, si innalzò nella tempesta turbinante, come un uccello spettrale.
« A cento metri in direzione sud rispetto a noi » decretò Hugo, indicando con un pollice le sue spalle.
« Interessante ». Drayden si grattò il mento. « In numero? »
« Sono cinque anche loro. Questo fatto è… »
« Strano, sì » completò Drayden. « Molto strano. Le reclute non sono al nostro livello… »
« … E possono contare solo sulla superiorità numerica ». Kim e Denae annuirono.
« A meno che… No, impossibile ».
« Cosa c’è, Dray? » domandarono in coro.
« Nulla. Guadagniamo quanto più tempo possibile, anche se in queste condizioni non garantisco più di raggiungere la pattuglia in tempo. Grazie, Hugo ».
« Figurati » replicò l’altro. « Bel lavoro, Sigilyph » disse, richiamando il suo Pokémon, che stava continuando a guidare il quintetto ondeggiando silenziosamente. Il gruppo proseguì, con la pioggia che diventava sempre più fine ad ogni passo. Man mano che si dirigevano ad est, risultava evidente che quella città era stata quasi rasa al suolo dalla forza della battaglia. I tendoni per i feriti erano disseminati praticamente ovunque, tra le macerie di edifici lavati dal temporale in corso. Superarono una torre semidistrutta, il cui cartello sulla facciata recava ancora l’insegna Casa della Lotta!, dopodiché Drayden tese un braccio, ordinando agli altri di fermarsi. Si inginocchiò, passandosi una mano fra i capelli brizzolati, e trasse fuori un dispositivo rosso fiammante, che si illuminò all’istante. Dopo un paio di click, Drayden si rialzò, rivolgendosi ai suoi compagni.
« C’è ancora un chilometro da percorrere, e loro ci raggiungeranno prima. Non possiamo più evitarli ».
Un attimo dopo che quella frase fu terminata, un rombo infernale fece vibrare l’aria. I cinque si voltarono lentamente, come se sapessero già cosa li attendeva alla vista, ma non volessero, o non potessero accettare, di vedere. Da un punto imprecisato di quell’agglomerato di macerie, una gigantesca cappa di fumo si levava all’orizzonte, stagliandosi nella nebbia. Un tiepido, offuscato sole era ormai prossimo a sorgere. Giunto a quel momento, Drayden, a cinquant’anni non ancora compiuti, si sentì estremamente vecchio e inadeguato.
« Hanno ripreso ».
« Li portiamo al largo? In disparte? » chiese Kim.
« Sì. Il varco per il Percorso 10 va bene. Venite ». Drayden li condusse in una contorta stradina a nord, completamente deserta. Lentamente, i rumori delle esplosioni iniziarono a moltiplicarsi, come piccoli scoppi di fuochi d’artificio. D’un tratto, alcuni metri dietro di loro, cinque figure si materializzarono dall’ombra.
« Eccoli » borbottò Hugo, a mezza bocca.
« Non voltatevi. Continuate a camminare » ordinò Drayden, tradendo una nota di nervosismo nella voce che evidentemente non sfuggì a Denae.
« Cos’hai, Dray? Sono solo reclute… »
« Lo credi ancora? » Drayden si voltò verso la sua allieva, lanciandole uno sguardo penetrante. « Vi avrei portati sin qui, se quelle fossero state soltanto reclute? »
« Che stai dicendo? »
Le cinque figure si facevano sempre più vicine. Alla vista dei loro bersagli non si scomposero minimamente, né presero a correre: continuavano ad incedere con calma, determinate. Giunto ad un bivio, Drayden fermò ancora una volta il gruppo.
« Li separeremo. Io mi fido di voi ». Si voltarono lentamente verso gli inseguitori, le cui sagome iniziavano a definirsi.
« Dray…D-Dray… Io credevo… Credevo che stessero combattendo a Castelia… Perché sono giunti fin qui? » Kim non riuscì a nascondere il panico nella voce.
« Vogliono distruggermi. Comprensibile ». Drayden li scrutò uno a uno.
« Lo ripeterò: io mi fido di voi. Sono più forti, è vero, ma in guerra non è così facile. Non si può ridurre la differenza fra due Trainer ad una mera questione di forza. Kim, Denae. A sinistra. Hugo e Rhona andranno a destra. Io prendo Zinzolin ». Gli altri annuirono, mentre le cinque figure, in un istante, fendettero la nebbia.
Ai loro occhi apparvero cinque anziani. Per molti versi, ad una persona comune sarebbero potuti sembrare anziani qualunque. Tuttavia, per qualche motivo, l’aura di terrore che emanavano spinse, quasi inconsciamente, a far arretrare le altre cinque persone che avevano di fronte. Solo Drayden strinse i denti, guardandoli impietrito. Tutti gli anziani vestivano con tuniche di colori diversi, ma dello stesso tipo: dalla parvenza antica, riccamente ricamate, con una P azzurra cucita al centro ed un copricapo abbinato. All’estrema sinistra, il più basso dei cinque, un omino con due occhietti ridotti a fessure e un paio di bianchi baffi, ne indossava una azzurra. A lui seguivano l’arancione, il viola, il verde e il rosso.
« Ora! » A parlare fu colui che si trovava al centro del gruppo. All’ordine, i suoi compagni di divisero, fuggendo nelle due direzioni: Kim e Denae seguirono il verde e il rosso a sinistra, mentre Hugo e Rhona fecero lo stesso con l’arancione e il blu a destra. In un attimo, Drayden fu solo.
« Dove vuoi morire, Drayden? »
« Devo interpretarla come la tua volontà di saltare i convenevoli, Zinzolin? » L’anziano di nome Zinzolin non rise. Il suo volto, segnato dal tempo, era una maschera di pietra. Dal copricapo che portava in testa spuntavano delle ciocche di capelli bianchissimi e, a differenza dei suoi compagni, il taglio dei baffi era molto più limitato.
« Come il cielo non ha due soli, così il popolo non può avere due sovrani. Sai anche tu che tutto questo è necessario, Drayden ».
« Non so quanti Capipalestra abbiate già ucciso… Tuttavia, morirà solo uno fra noi due, stanotte. E posso garantire che non sarò io ». Zinzolin non parlò.
« La tua aura omicida… Ha l’aria di non poter resistere ancora a lungo » proseguì Drayden, « seguimi. Questa città ne ha già viste abbastanza ».
Drayden iniziò a camminare, con Zinzolin al seguito. Infinite file di abitazioni ammassate l’una sull’altra si estendevano ai loro fianchi: alcune presentavano vistosi buchi nelle pareti, altre delle finestre fracassate, altre ancora erano semplicemente state fatte implodere e giacevano al suolo, in un mucchio di resti fumanti. In un sol gesto, come aveva fatto Hugo, Drayden lanciò una Poké Ball nell’aria. Ne venne fuori un Pokémon bipede di grosse dimensioni: la sua pelle era inspessita da una corazza giallo scuro che ricopriva quasi tutto il suo corpo, ad eccezione del tronco, la punta della coda e le cosce. Due enormi falci lucenti fuoriuscivano dalla mascella, sul lato superiore della bocca. Zinzolin, a quell’azione, non batté ciglio: il Pokémon richiamato da Drayden continuò a guidare i due, muovendosi in testa al gruppo. Dopo mezz’ora di quello snervante viaggio, si bloccarono: davanti a loro un minuscolo edificio somigliante ad un casello per le automobili sbarrava il cammino, incastrato al centro della strada fra le mura della città.
« La forza della battaglia è arrivata sin qui ». Drayden sospirò. L’edificio giaceva accartocciato su se stesso, come una scatoletta di plastica. Da uno spiraglio di quei resti, una sagoma umana sporgeva fuori: un omino dallo sguardo spento e vitreo, con un rivolo di sangue che gli colava da un angolo della bocca. Portava ancora la divisa lavorativa.
« Haxorus, ti dispiacerebbe farci spazio? » Il Pokémon di nome Haxorus ruggì, sferzando la sua coda nell’aria. I resti del casello si fecero da parte, aprendo alla vista, nella nebbia, quella che pareva un’enorme vallata. Oltre le mura, Drayden condusse Zinzolin ai piedi di una gigantesca rupe.
« Direi che questo posto fa al caso tuo ». Una piccola insegna nelle vicinanze recava la dicitura Percorso 10, Portale Delle Medaglie a 1 km in direzione ovest. Drayden notò come in quel posto regnasse un silenzio assordante. Gli unici rumori erano gli scoppi lontani prodotti dalla battaglia in corso e lo scroscio di qualche fiumiciattolo, perso tra le scogliere circostanti. La pioggia, fattasi sempre più fine, pungeva le fronde degli alberi, mentre le prime luci dell’alba illuminavano quella landa deserta. Pensò ai suoi allievi, e si chiese come se la stessero cavando. Sapeva bene che tutto quello sarebbe potuto diventare la sua tomba, ma ciò gli sgombrò la mente, rendendolo lucido. E l’uomo che aveva di fronte, divenne la sua unica priorità.
« Haxorus, uccidilo! » Accadde in un lampo: Zinzolin reagì con una rapidità sorprendente, chiamando a sua volta un Pokémon dalla particolare forma esagonale, estremamente simile ad un cristallo di ghiaccio. Da una fessura in prossimità della bocca, il Pokémon spedì un getto ghiacciato che, Drayden lo sapeva, avrebbe tramortito il suo all’istante. Haxorus si piegò quasi su se stesso e, nel tentativo di scansarlo, andò a cozzare con una violenza inaudita contro una parete rocciosa nelle vicinanze.
« Haxorus! » Drayden chiamò, ma il suo Pokémon non si mosse, sepolto in un mare di detriti.
« E ora, muori. Cryogonal! » Il Pokémon chiamato Cryogonal attaccò ancora, stavolta cercando direttamente Drayden, che rotolò su un fianco, lanciando un’altra Poké Ball nell’aria.
« Flygon! » Flygon era un altro drago, dall’aspetto rettiliano e il corpo verde, con piccole zampe artigliate e due enormi ali rombiche contornate di rosso. Al richiamo del suo allenatore, disegnò ampi cerchi nel cielo, puntando con lo sguardo il Pokémon avversario.
« Ti aspetto! » gli intimò Zinzolin. « Vieni a morire! » Cryogonal sparò un altro getto, che Flygon non schivò.
« OLTRAGGIO! » Flygon caricò, incassando il colpo e schiantando Cryogonal al suolo, mentre una voragine si apriva nel terreno, alle spalle dei due Trainer. Per la prima volta, il viso di Zinzolin si contorse in una smorfia che somigliava ad una risata.
« Non ci credo. Non ti facevo così stupido, Drayden ».
« A volte i sacrifici sono necessari » ribatté Drayden. Strinse forte i denti, afferrandosi il braccio destro. Alla fine, Cryogonal lo aveva colpito, aprendo una ferita profonda dalla quale il sangue stava iniziando a sgorgare copiosamente. Rivoli freddi lo stavano facendo tremare da capo a piedi.
« I famosi tre draghi di Drayden » lo sbeffeggiò Zinzolin, ridendo. « Sei alle strette, ti rimane un solo Pokémon. Come la mettiamo? » rise ancora.
« Fottiti. Druddigon! »
« Weavile! »
Un altro, grosso rettile dalla pelle squamata blu, enormi ali e scaglie rosse proruppe dalla Ball di Drayden, mentre Zinzolin chiamava un Pokémon bipede, dall’aspetto felino, dotato di lunghi ed affilati artigli.
« Morirai, Drayden. Lo sai anche tu. Hai scelto il saggio sbagliato da affrontare ». Drayden non gli prestò attenzione. Il suo sguardo vagava dalla parete sotto la quale Haxorus era sepolto al pezzo di terreno circostante, che passava alle spalle di Zinzolin.
« Ancora un po’… » borbottò sottovoce. « Aspetta… »
« Pronunci le tue ultime preghiere? » lo schernì Zinzolin. « Non ti salveranno. Questo sarà un massacro a senso unico ».
« Druddigon, Dragartigli! » Druddigon scattò in avanti, ma Weavile fu dieci volte più veloce: in un attimo fu alle spalle dell’avversario, che iniziò a bersagliare con affilate scaglie di ghiaccio. Druddigon barcollò.
« Gelopugno! » Un tonfo sordo, e il terzo drago di Drayden si accasciò al suolo, anch’esso mortalmente ferito, mentre una delle zampe di Weavile si macchiava di sangue. Zinzolin richiamò il suo Pokémon. Drayden cadde in ginocchio, carponi sul terreno bagnato e sporco di fango. Sputò a terra, mentre la sua vista iniziava ad annebbiarsi. Sollevò lo sguardo: l’anziano incedeva lentamente, con la stessa camminata usata per raggiungerlo insieme ai suoi compagni. Quando fu ad un metro da lui, indugiò brevemente.
« Guardati. Sei solo uno sporco, vecchio verme ferito. Ti guarderò morire dissanguato. In confronto ad altri Capipalestra, avrai una morte più che dignitosa… È così che volevi farla finita, no? Da eroe ». Proruppe nell’ennesima risata, mentre Drayden stringeva i pugni nel terreno.
« Ti ho già detto che solo uno di noi due sarebbe morto, stanotte. E quello non sarei stato io ».
Accadde prima che Zinzolin potesse anche solo remotamente accorgersene. Una fossa si spalancò da un punto del terreno alle sue spalle, mentre Haxorus ne fuoriusciva, ferito e ricoperto di sangue, ma vivo. Un colpo secco, profondo, e la testa di Zinzolin volò via nella tempesta, inerme.
« Rientra, Haxorus ». Drayden si lasciò andare, afflosciandosi al suolo, insieme al corpo decapitato dell’allenatore che era appena riuscito a sconfiggere. Sulle prime, non badò molto alla cosa. Era più consapevole del fatto che, purtroppo, Zinzolin aveva ragione. Stava perdendo troppo sangue. Con dolorosa lentezza, i sensi cominciarono ad abbandonarlo, mentre una pozza scarlatta si allargava attorno a lui, mischiandosi al fango. Fu proprio per quel motivo che, inizialmente, pensò solo di immaginare dei passi lontani risuonare nella pioggia. Ma quando una voce parlò, una voce che conosceva sin troppo bene, Drayden giunse alla conclusione che quello era troppo, e che avrebbe preferito morire.
« Hai ucciso uno dei miei saggi, Drayden? » Davanti a lui si ergeva un uomo molto più giovane di Zinzolin. Era un uomo alto, dai lunghi capelli verdi, che indossava una tunica nera non recante alcun simbolo, ma solo alcuni strani motivi che ricordavano degli enormi occhi.
« Rispondimi ».
« Uccidimi ».
« Non ho interesse nell’ucciderti, Drayden. Stai già morendo. Ma voglio vederti agonizzare ai miei piedi, prima che la luce abbandoni i tuoi occhi. Rispondimi! »
« F-Fottiti… » L’uomo sferrò un calcio sul viso di Drayden, che sentì il naso rompersi e qualche dente saltargli via. Sputò sangue, pregando qualcuno, qualunque cosa, che finisse lì, in quel preciso momento. Ma un’altra voce parlò, mentre l’ennesima, alta sagoma emergeva dalla foschia.
« Perché te la prendi con lui, vecchio? »
In quell’istante smise di piovere, mentre la luce del giorno inondava definitivamente la landa. A parlare era stato un giovane ragazzo sui vent’anni, che indossava logore vesti in perfetto contrasto con gli altri due. Portava i lunghi capelli crespi avvolti in una coda di cavallo, e sorrideva apertamente. L’uomo dai capelli verdi si voltò verso il giovane. A differenza di Zinzolin, il suo viso non si aprì in una risata derisoria, ma volò verso la cintura, afferrando una Poké Ball.
« Ah, la metti così, eh? » esclamò il giovane.
« C-Chi scei? S-scappa… Morirai… » Drayden, nel biascicare quelle parole, sputò altro sangue.
« Ehi, vecchio mio. Non affannarti troppo, sei già ridotto abbastanza male » rispose l’altro. Con calma, estrasse a sua volta dalla cintura una Poké Ball, che si illuminò, aprendosi all’istante. Ne venne fuori un Pokémon quadrupede enorme, simile a un toro di colore grigio. Aveva una fronte nera, frastagliata, con due lunghe corna marroni che si allungavano partendo dalla schiena. Gli occhi, di color arancio, lampeggiavano furiosamente in direzione dell’avversario.
« C-cosa… No… Non puoi condrollarlo… C-come hai faddo… Cosa fai… » Drayden, nonostante fosse in punto di morte, non poté che rimanere paralizzato dallo sbalordimento.
« Non preoccuparti, vecchio mio! So quello che faccio. Sono quasi rimasto sepolto vivo fra le montagne, per catturarlo. E comunque, il mio nome è Edward Brown ». Sorrise a trentadue denti a Drayden, come se quella fosse stata una simpatica chiacchierata al bar; poi si rivolse all’uomo dai capelli verdi, che lo fissava ammutolito.
« Allora? Vogliamo divertirci un po’, Ghecis? »

 

#2 Baia Rossa